About me

Nasce a Milano nel 1978, di padre milanese e madre barbadiana. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, ha portato a termine un corso triennale in illustrazione presso lo IED di Milano.

Sara Zanocchio, negli anni, ha sviluppato molteplici forme espressive, esplorando varie tecniche, che vanno dall’acquerello, al disegno a matita, all’olio sino a sperimentare composizioni di pittura e materiali.

Oggetto dei sui lavori sono la contemplazione, l’osservazione della donna nelle sue molteplici sfaccettature, la psicologia delle relazioni tra uomo e donna, i contrasti tra le emozioni umane. Un continuo bisogno di sviscerare l’argomento affrontato in modo minuzioso, quasi ossessivo, pulito, essenziale. Pochi colori, poche linee, affinché siano pochi i confini, i particolari, in modo da non imprigionare visivamente il significato dell’opera, e permettere di vivere la stessa attraverso più emozioni.

Racconta ciò che è dentro di sé e che vede intorno a sé, ma non basta, deve potergli dare una definizione, cercare le motivazioni logiche che ci spingono a determinate scelte. Motivazioni che spesso non sono visibili all’occhio umano, ed ecco perché la sua ricerca, così come trasposta nei quadri, si svolge a trecentosessanta gradi.

Quando Sara inserisce elementi “reali” nei suoi lavori è per renderli veri, “fisici”, esattamente come quando vive un’emozione, astratta per definizione, e vuole analizzarla, comprenderla, afferrarla, osservarla per arrivare infine a toccarla, così da poterne avere fisicamente il controllo.

Talvolta spirituale, talvolta provocatoria, sa che per conoscere la vera essenza delle cose non basta un solo punto di vista, ed è per questo che alcuni lavori pongono l’accento sulla poliedricità della percezione umana, chiedendo all’osservatore di andare oltre alla canonica osservazione di un dipinto.

Il focus delle opere non è interpretare l’emozione, rappresentarla in quanto tale, ma invece scomporla, sezionarla, ironizzarla, osservarne le cause, gli effetti, i comportamenti che ne scaturiscono e il suo potere, per poi tentare nuove composizioni, scomposizioni, nuovi incastri, nuove strade per viverla.

Uno dei suoi temi prediletti è la solitudine: durante la vita di molti uomini e donne la essa fa il suo ingresso. Loro la percepiscono, la vivono, la soffrono, la cavalcano, ma pochi vedono per davvero la grigia signora. Di solito quelli che riescono a riconoscerla (o sono avvantaggiati in questo) sono persone che hanno subito traumi, reclusioni, tragedie e nel momento più duro non vi è stata la possibilità di aggrapparsi mentalmente a niente, non un amico, non un parente, non un amore, non un avere, non un’idea; e allora è in quel momento che la loro mente può fare riferimento solo a una cosa: loro stessi. E’ in quel preciso istante che si ha l’assoluta percezione, comprensione, nonché l’obbligo di guardare se stessi, la propria essenza.

Sara crede che non ci sia niente di più difficile che percepirsi per davvero in relazione al nulla.

 
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